L’ULTIMA DECISIONE CONTRO MICROSOFT
di Alessia M. Michela Giurdanella
"Tratto da NOEMA, tecnologie e società" (www.noemalab.com)
Il primo
novembre scorso Mrs. Colleen Kollar-Kotelly ha emesso l’ultima decisione nel
caso relativo al Governo federale contro Microsoft [1].
Si tratta di un accordo, i cui termini erano già stati stabiliti a grandi linee
un anno fa e che sono stati ribaditi, con qualche piccolo cambiamento, dal
giudice Kollar-Kotelly.
Molti degli Stati statunitensi coinvolti non hanno sottoscritto tale accordo e
continueranno con molta probabilità a perseguire la propria difesa, sostenendo
le sanzioni aggiuntive non accolte dal giudice.
I difensori degli Stati coinvolti, ritenendo che le violazioni perpetrate da
Microsoft sono di ben più grave portata di quanto sostenuto dal giudice, hanno
chiesto che Microsoft fosse costretta a vendere versioni del sistema operativo
Windows anche senza le applicazioni aggiuntive, in modo da mantenere una giusta
competitività tra i fabbricanti di tali prodotti.
A questa richiesta, la compagnia ha risposto che tale separazione sarebbe
tecnicamente impossibile e causerebbe gravissimi danni all’azienda.
Un’altra sanzione che, parimenti, non è stata accolta, è quella di rendere
noti tutti i codici di Internet Explorer, consentendo così che esso diventi un
prodotto software open-source, sul quale la comunità ingegneristica del settore
potrebbe lavorare.
Microsoft ha risposto che questa mossa equivarrebbe ad un furto della proprietà
intellettuale dell’azienda.
I soli obiettivi raggiunti dagli stati controparte sono elencati qui di seguito:
Nel frattempo, la società
resta soggetta, almeno per cinque anni, alle restrizioni già stabilite dal
giudice Jackson in primo grado, quali l’obbligo di portare a conoscenza di
tutti gli operatori interessati la documentazione ed i protocolli usati per
tutte le applicazioni di Windows XP, e l’obbligo di soggiacere al controllo di
un comitato di sorveglianza interno all’azienda, ma costituito da persone che
non sono mai state alle dipendenze della società medesima [2].
Tale comitato ha il dovere di fare rispettare la decisione del giudice
Kollar-Kotelly, e pertanto i suoi componenti potranno interrogare tutti i
dipendenti dell’azienda, impartire loro le direttive utili al rispetto della
sentenza, segnalando altresì ogni tipo di violazione dei membri MS.
Inoltre, gli Stati parti in causa continueranno a poter prendere visione dei
codici sorgente, libri, dossier, corrispondenza, contabilità, etc. presso gli
uffici Microsoft.
Nel caso in cui fossero segnalate violazioni da parte della società, le
restrizioni potrebbero venire prorogate per altri due anni.
Certo è stato evitato lo smembramento della società, anche perché le sue
sorti paiono incidere in modo notevole sulla Borsa, ma resta il fatto che il
comportamento monopolistico adottato dalla MS in tutti questi anni continua a
ledere sostanzialmente i principi del libero mercato.
Inoltre, come ha correttamente osservato Andrew Orlowski [3], appare molto
contraddittorio aver istituito un comitato indipendente sì, ma quale organo
interno della società; tra l’altro, gli atti di denuncia esperiti dal
comitato medesimo non potranno in nessun caso essere utilizzati all’interno di
un processo.
In sostanza, questa decisione-accordo non ha sortito grande effetto, data la
mancata sottoscrizione di tutte le parti in causa.
Contro l’opinione più diffusa negli Stati Uniti, si attende un eventuale
appello da parte dei Paesi federali coinvolti, al fine di poter vedere accettate
le ulteriori sanzioni da questi richieste.
NOTE
1. Un buon commento con cronistoria del processo si trova all’indirizzo: www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A54547-2002Nov1?start=24&per=182. Per un elenco più approfondito, vedi su Internet: Settimio Perlini, "Le implicazioni giuridiche e pratiche della sentenza Microsoft".
3. Vedi nota 2.