OPEN SOURCE E FREEWARE
di Alessia M. Michela Giurdanella
"Tratto da NOEMA, tecnologie e società" (www.noemalab.com)
Si discute se
sia meglio utilizzare, a livello di Pubblica Amministrazione, programmi freeware
(cosiddetto software libero) in alternativa ai classici shareware, quali, ad
esempio, quelli prodotti da Microsoft.
Valutiamone i pro e i contro.
Oltre ai costi elevati che siamo costretti a sostenere per l’acquisto di
programmi shareware, vi sono una serie di considerazioni che non possono essere
sottovalutate.
E’ palese che le case produttrici di softwares coperti totalmente da copyright
fanno sì che non vi sia una vera e propria concorrenza di prodotto, falsando il
mercato e non consentendo una vera e realistica innovazione delle tecnologie
impiegate.
Il risultato è che i prodotti più recenti vengono modificati - rispetto a
quelli precedenti - solo in alcuni aspetti tecnologicamente del tutto
trascurabili, fermo restando che i nuovi standards sono spesso incompatibili con
quelli venduti in precedenza dalla stessa casa produttrice.
Il rischio maggiore per gli utenti è che, poiché il codice sorgente di tali
prodotti è sempre e solo noto all’autore del programma shareware, possano
venire inviati tramite Internet alcuni dati riservati provenienti dal computer
su cui sono istallati, all’insaputa dell’acquirente.
Senza sottovalutare l’illiceità perpetrata nei confronti del diritto alla
privacy di ogni singolo cittadino, basta pensare ai risvolti inerenti alcune
delicate infrastrutture comunicative ed informatiche dello Stato, quali la
sanità, la sicurezza interna o l’istruzione.
Potenzialmente, potrebbe venire a crearsi una situazione di totale controllo
sulla globalità della comunità virtuale da parte di pochissime majors di
settore.
La situazione si presenta alquanto differente per ciò che concerne i programmi
freeware.
Il public domain è gratuitamente utilizzabile da chiunque ed il codice sorgente
relativo è a completa disposizione dell’utente, che può quindi verificarne
le utilità.
Resta invece all’autore del freeware il diritto di paternità sull’opera.
Questo si sostanzia in alcuni diritti morali ed economici: fra questi ultimi -
nel caso di freewares - l’autore concede all’utente il diritto di riprodurre
ulteriormente un numero illimitato di copie, purché si tratti di una
distribuzione gratuita.
Questa concessione preventiva all’utilizzo del programma non contrasta con la
normativa in tema di diritto d'autore, in quanto colui che crea l’opera è
libero di cedere alcuni dei diritti previsti a sua tutela.
Sempre nell’ambito del public domain, potrebbe sorgere un inconveniente fra
programmi incompatibili, non permettendo un immediato riscontro sotto il profilo
dell’interscambio di dati. Questo problema potrebbe essere superato solo
consentendo una reale concorrenza di settore, peraltro non ancora attuata.
Anche se l’aspetto prettamente economico non è forse l’unico determinante,
vi è da considerare peraltro che il denaro ora utilizzato per l’acquisto di
costosi softwares potrebbe, in un prossimo futuro, venire impiegato per la
formazione del personale addetto all’assistenza e, in ambito meno specifico,
nella maggiore alfabetizzazione informatica di giovani e anziani o nel
potenziamento delle strutture informatiche pubbliche.
In questa scia, si stanno muovendo Paesi come la Francia e la Cina.
In Italia, abbiamo l’esempio del Comune di Firenze, presso il quale è stata
proposta ed approvata una mozione a favore della graduale sostituzione dei
programmi shareware con quelli open source.
C’è da dire che esiste già un marchio registrato Open Source che può essere
applicato su tutti i prodotti conformi alla ‘Open Source Definition’.
Per ulteriori informazioni, ecco il sito: www.opensource.org