FRANCHISE MOVIES, SEQUEL & SERIAL
di Alessia M. Michela Giurdanella

"Tratto da NOEMA, tecnologie e società" (www.noemalab.com) 

Negli States, già da molto tempo l’industria cinematografica si occupa di franchise movies, intendendo con tale termine un genere che probabilmente esemplifica al meglio lo spirito di fare cinema nella nostra epoca.
Il franchise film è in grado di fornire un prodotto cinematografico che può essere reimpiegato all’infinito dai produttori; questi ultimi elaborano contestualmente un piano di marketing molto accurato, finalizzato a mantenere vivo l’interesse del consumatore tra l’uscita di una pellicola e la successiva della stessa serie, fornendogli un ampio spettro di gadgets, video games e quant’altro sia legato al marchio del prodotto venduto.
Alcuni famosi esempi: James Bond, “Arma Letale”, Austin Powers, Batman, Superman, Harry Potter, “Il Signore degli Anelli”.

Qualcosa è cambiato rispetto ai tempi in cui l’industria cinematografica assoldava stelle famose per attirare l’attenzione del pubblico.

Ma vediamo come funziona il franchise movie system.

Alcuni di questi prodotti attingono la loro fonte di ispirazione in testi di letteratura; altri, affondano le loro radici nei fumetti per ragazzi [1]; possono essere anche prodotti costruiti ex novo, nati dalla fantasia di chi inventa il soggetto e/o degli sceneggiatori.
Vi sono due grandi filoni secondo cui si muovono i franchise films: i serial e i sequel.
Per serial si intende quella serie di pellicole in cui, seppur sono presenti gli stessi personaggi principali, la trama si snoda ed evolve, mentre i sequel cominciano più o meno sempre dallo stesso punto e i diversi intrecci sono completamente scollegati tra loro.
Al contrario, il remake non ha nulla a che vedere con l’industria in franchising, in quanto il “rifacimento” di un film viene proposta da staff completamente nuovi e spesso anche a distanza di molti anni dalla prima produzione.
 

Ma cos’è il franchising?
Nel nostro ordinamento, il franchising è una figura contrattuale atipica, importata – ovviamente – dagli Stati Uniti.

Franchise
significa “privilegio” o “concessione”.

Il  franchisor (colui che concede) cede al  franchisee (colui che si occupa della distribuzione al dettaglio) un prodotto esclusivo, che quest’ultimo è tenuto a rivendere al pubblico secondo i criteri - peraltro molto rigidi - impostigli dal franchisor.
Il franchisor elabora interamente il piano di mercato nei minimi dettagli ed anche nei suoi aspetti esecutivi, mentre il rivenditore assume il ruolo di mero esecutore. Il  franchisor gode infatti di un penetrante controllo sull’attività del rivenditore, il quale è tenuto ad uniformarsi all’immagine imprenditoriale del produttore, accettando senza riserve le clausole contrattuali uniformi relative alle tecniche di mercato, l’arredamento dei locali, la licenza di marchio e/o di insegna, la formazione del personale, la promozione delle vendite, il prezzo imposto e i criteri di gestione dell’impresa.
L’obiettivo è quello di fondere l’immagine di entrambi al fine di ingenerare nel consumatore l’idea di un’impresa con tante filiali.
In realtà, nel franchising movie system, le coordinate sono sostanzialmente diverse da quelle poc’anzi descritte, assumendo caratteristiche del tutto peculiari: il dominio del franchisor resta totalizzante, ma spesso questi si serve di catene di distribuzione già esistenti, accuratamente selezionate, che siano in grado di proporre il prodotto entro i canoni necessari a creare quel sistema di guadagno indotto e funzionale al rafforzamento del marchio proposto tramite la successione di più pellicole coeve.
Nella storia dell’industria cinematografica, è però anche occorso il caso in cui non fosse possibile attuare tali piani di mercato in franchising, poichè gli incassi al botteghino non erano stati sufficientemente promettenti. Si tratta comunque di un settore in crescita.
Come dice Mike De Luca, produttore capo della DreamWorks, “il franchising offre qualcosa su cui contare in un affare, quando non può contare su null’altro” [2].
Questo è pressappoco lo spirito che guida i produttori americani nel proporre le pellicole al giorno d’oggi. Il che, è forse anche sintomatico del fatto che non esistono scuole di pensiero “cinematografico” abbastanza forti da riuscire a controllare istanze più profonde e nuovi contenuti dell’immaginario collettivo internazionale.

NOTE.

[1] Per un approfondimento su questo aspetto: www.chourave.ch/serials/comics/Benayoun00.html.

[2] www.theage.com.au/entertainment/2001/11/28/FFX7CCVJIUC.html