"Tratto da NOEMA, tecnologie
e società" (www.noemalab.com)
Negli
States, già da molto tempo l’industria cinematografica si occupa di franchise
movies, intendendo con tale termine un genere che probabilmente esemplifica
al meglio lo spirito di fare cinema nella nostra epoca.
Il franchise film è in grado di
fornire un prodotto cinematografico che può essere reimpiegato all’infinito
dai produttori; questi ultimi elaborano contestualmente un piano di marketing
molto accurato, finalizzato a mantenere vivo l’interesse del consumatore tra
l’uscita di una pellicola e la successiva della stessa serie, fornendogli un
ampio spettro di gadgets, video
games e quant’altro sia legato al marchio del prodotto venduto.
Alcuni famosi esempi: James Bond, “Arma
Letale”, Austin Powers, Batman, Superman, Harry Potter, “Il Signore degli
Anelli”.
Qualcosa è cambiato rispetto ai tempi in cui l’industria cinematografica
assoldava stelle famose per attirare l’attenzione del pubblico.
Ma vediamo come funziona il franchise
movie system.
Alcuni di questi prodotti attingono la loro fonte di ispirazione in testi di
letteratura; altri, affondano le loro radici nei fumetti per ragazzi [1];
possono essere anche prodotti costruiti ex
novo, nati dalla fantasia di chi inventa il soggetto e/o degli
sceneggiatori.
Vi sono due grandi filoni secondo cui si muovono i franchise
films: i serial e i sequel.
Per serial si intende quella serie di
pellicole in cui, seppur sono presenti gli stessi personaggi principali, la
trama si snoda ed evolve, mentre i sequel cominciano
più o meno sempre dallo stesso punto e i diversi intrecci sono completamente
scollegati tra loro.
Al contrario, il remake non ha nulla a che vedere con l’industria in franchising,
in quanto il “rifacimento” di un film viene proposta da staff completamente
nuovi e spesso anche a distanza di molti anni dalla prima produzione.
Ma cos’è
il franchising?
Nel nostro ordinamento, il franchising è
una figura contrattuale atipica, importata – ovviamente – dagli Stati Uniti.
Franchise significa “privilegio” o
“concessione”.
Il franchisor
(colui che concede) cede al franchisee
(colui che si occupa della distribuzione al dettaglio) un prodotto esclusivo, che quest’ultimo è tenuto a rivendere al
pubblico secondo i criteri - peraltro molto rigidi - impostigli dal franchisor.
Il franchisor elabora interamente
il piano di mercato nei minimi dettagli ed anche nei suoi aspetti esecutivi,
mentre il rivenditore assume il ruolo di mero esecutore. Il
franchisor gode infatti di un penetrante controllo sull’attività
del rivenditore, il quale è tenuto ad uniformarsi all’immagine
imprenditoriale del produttore, accettando senza riserve le clausole
contrattuali uniformi relative alle tecniche di mercato, l’arredamento dei
locali, la licenza di marchio e/o di insegna, la formazione del personale, la
promozione delle vendite, il prezzo imposto e i criteri di gestione
dell’impresa.
L’obiettivo è quello di fondere l’immagine di entrambi al fine di
ingenerare nel consumatore l’idea di un’impresa con tante filiali.
In realtà, nel franchising movie system, le coordinate sono sostanzialmente diverse
da quelle poc’anzi descritte, assumendo caratteristiche del tutto peculiari:
il dominio del franchisor resta
totalizzante, ma spesso questi si serve di catene di distribuzione già
esistenti, accuratamente selezionate, che siano in grado di proporre il prodotto
entro i canoni necessari a creare quel sistema di guadagno indotto e funzionale
al rafforzamento del marchio proposto tramite la successione di più pellicole
coeve.
Nella storia dell’industria cinematografica, è però anche occorso il caso in
cui non fosse possibile attuare tali piani di mercato in franchising,
poichè gli incassi al botteghino non erano stati sufficientemente promettenti.
Si tratta comunque di un settore in crescita.
Come dice Mike De Luca, produttore capo della DreamWorks, “il franchising
offre qualcosa su cui contare in un affare, quando non può contare su
null’altro” [2].
Questo è pressappoco lo spirito che guida i produttori americani nel proporre
le pellicole al giorno d’oggi. Il che, è forse anche sintomatico del fatto
che non esistono scuole di pensiero “cinematografico” abbastanza forti da
riuscire a controllare istanze più profonde e nuovi contenuti
dell’immaginario collettivo internazionale.
NOTE.
[1] Per un approfondimento su questo aspetto: www.chourave.ch/serials/comics/Benayoun00.html.
[2] www.theage.com.au/entertainment/2001/11/28/FFX7CCVJIUC.html