IL FONDO UNICO DELLO SPETTACOLO
di Alessia M. Michela Giurdanella

"Tratto da NOEMA, tecnologie e società" (www.noemalab.com)

Forse non tutti sanno che dal 1985 lo Stato Italiano finanzia i progetti artistici, vagliati secondo alcuni criteri di assegnazione, prelevando danaro dal cosiddetto FUS.
Il Fondo Unico dello Spettacolo si avvale fondamentalmente della disciplina dettata dalle leggi n. 1213/65, n. 153/94, le quali distinguono, per ciò che riguarda il settore cinematografico, le erogazioni a favore del cinema imprenditoriale e i finanziamenti per la promozione cinematografica.
In particolare, per il cinema è presente una ulteriore normativa secondo il dettato della l. n. 202/93 e solo recentemente sono stati emanati alcuni Decreti Ministeriali abbastanza innovativi: il D.M. n. 126/99 consente l’ammissione ai mutui ex l. 1213/65 anche ai cortometraggi; il D.M. n. 457/99 regola il riconoscimento della nazionalità italiana ad alcune categorie di audiovisivi prodotti in coproduzione internazionale all’interno dell’Unione Europea, affinché possano essere estesi anche a questi ultimi i benefici concessi ai lungometraggi.
In sostanza, l’intera normativa adottata nel corso del 1999 ha semplificato e snellito le procedure burocratiche ed ha, nel contempo, rafforzato il raggio di azione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il Fondo Unico dello Spettacolo stanzia ogni anno una cifra che si aggira intorno ai 180 miliardi delle nostre vecchie lire italiane. Una percentuale molto consistente (poco meno del 50%) fino allo scorso anno era destinata agli enti lirici.
Con il nuovo Governo, vi sono stati tagli solo nel settore lirico, mentre nulla è cambiato per le attività cinematografiche, la danza, la prosa, le attività circensi, gli spettacoli viaggianti e le attività musicali non liriche.
Il piano di ripartizione 2002 del Fondo Unico è stato approvato il 22 febbraio scorso; vi è stato altresì un taglio di circa trenta miliardi di lire, dovuto ad un "buco" di 63 miliardi delle passate gestioni.
Per accedere a tali assegnazioni monetarie è bene guardare al decreto ministeriale appositamente creato. In particolare, per quanto concerne le imprese nazionali di produzione cinematografica, si fa riferimento al D.M. n. 531/99. Doveroso precisare che i contributi vengono erogati soltanto a favore di film con una asserita realizzazione di incassi lordi nell’arco di un biennio superiore a cento milioni di lire.
A seguito del d. lgs. N. 492/98 ad alcuni enti è stato negato il trattamento speciale di cui godevano in precedenza: questi sono la Cineteca italiana di Milano, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, l’Enpals ed il Consiglio Nazionale del cinema e della televisione.
Alcuni organismi godono ancora di tale status e pertanto risultano ancora essere veri e propri enti pubblici privilegiati per legge. Essi sono: Cinecittà Holding S.p.A., la Scuola Nazionale di Cinema e la Società di Cultura La Biennale di Venezia.
Dal 1999 è in discussione un disegno di legge per l’antitrust nel settore cinematografico che limiterebbe le posizioni dominanti, vietando il superamento di alcune quote di mercato acquisite mediante il controllo delle sale cinematografiche; tale disegno di legge si propone altresì di regolarizzare i rapporti verticali tra distributori ed esercenti.
Ma per il momento, resta lettera morta…